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L'antica via Flaminia ed i suoi ponti

Ponte d'Augusto (Narni)
Ponte d'Augusto (Narni)

Dall’uscita del casello autostradale di Orte, si percorre il tratto provinciale in direzione di Narni, entrando quindi nelle famose gole di Narni, arrivando sino all’altezza del Ponte d’Augusto. Costruito in epoca augustea, di quest’imponente ponte romano rimangono ancora eccezionali vestigia, nonostante un processo il cui degrado fu fenomeno degli ultimi secoli, tanto è vero che Francesco di Giorgio Martini lo rilevò integro fin oltre la metà del ‘500. Realizzato in opera cementizia e travertino, aveva le ragguardevoli misure di 160 metri di lunghezza, di 30 metri d’altezza e di un piano stradale di 8 metri. E qui, nelle gole di Narni, durante i secoli, sono state costruite altre strade, altri ponti, e fu costretta a transitarvi anche la ferrovia con i suoi numerosi tralicci, intasando così un paesaggio che, nonostante ciò, è rimasto di grande attrazione. Oltrepassato il ponte d’Augusto ci si inoltra tra i fabbricati di Narni Scalo dietro ai quali si potrebbero rintracciare due mausolei, in origine elevati a forma di torre, ed edificati in materiale cementizio. Dopo Narni Scalo, il tratto della strada statale 3-Bis Tiberina dovrebbe ricalcare fino a Sangemini quasi esattamente l’antica viabilità romana, dal momento che ben due ponti romani ne sostengono il piano stradale allorchè essa attraversa dapprima il torrente Calamone e poi il torrente Caldaro.

Ponte Calamone

Il ponte Calamone, fu in parte distrutto dalla ritirata dei tedeschi. Si presenta attualmente con due fornici e con varco di piena al centro. Uno dei due archi, quello distrutto, fu ricostruito con mattoncini, mentre quello originale era in blocchi di travertino. Il fatto che il ponte sia utilizzato tuttora come sede stradale e la continua manutenzione che attualmente gli viene assicurata, permette la possibilità di ammirarne le arcate anche da sotto. Per individuarlo basta notare le spallette superiori che sono, in pratica, gli unici tratti di guard-rail con funzioni di paracarro esistenti lungo la strada.

Ponte Caldaro

Questo interessante ponte romano fino all’anteguerra era a cinque fornici, ovvero tra i più lunghi e belli dell’intera strada Flaminia. Oggi restano solo tre archi e non tutti completati da quei bei conci di pietra trattata a bugnato. Alcuni piloni ed il fornice centrale furono ricostruiti in mattoni e fino a che non si riprese contatto con i monumenti, i reperti, le strutture dell’antica Flaminia, fino a qualche anno indietro cioè, anche quelli erano ricoperti di rovi. Ponte Caldaro può essere visto con facilità ed ammirato, scendendo appena sulla destra, lungo quella strada sterrata che s’inoltra tra le colline di questa che è una delle zone agricole più belle e ricche del circondario tra Sangemini, Narni e Terni.

La Grotta degli Zingari

Prima di arrivare a Sangemini, ad un incrocio importante per l’attuale viabilità, ma che probabilmente lo era anche in tempo romano, a lato della strada si eleva una costruzione. Localmente viene appellata “la Grotta degli Zingari” in quanto vi facevano sosta, riparandosi in uno degli ambienti, le carovane di nomadi. In realtà gli studiosi affermano trattarsi di un edificio monumentale romano a forma di esedra, edificio che aveva di sicuro una funzione legata all’importanza dell’incrocio di strade in cui era stato collocato. A questo punto dell’itinerario si può scegliere di visitare la piacevolissima cittadina di Sangemini oppure il parco archeologico di Carsulae .Si prosegue quindi abbandonando l’antica Flaminia solo per un brevissimo tratto, ovvero dal parco della fonte di Sangemini oppure dal bivio che scende da Portaria sino all’altezza della ammiratissima chiesa di San Giovanni de’ Butris, nei pressi di Acquasparta. Si tratta di una chiesa romanica edificata sopra un ponte romano a due fornici che serviva alla Flaminia per scavalcare il torrente Naia il quale, successivamente, cambiò addirittura corso; pertanto il ponte rimase lì sotto in gran parte interrato, seppure visibile. La singolarità di un monumento che abbina, sembrerebbe con le identiche pietre, anche se così non è, una chiesa romanica ad un ponte romano proprio nei pressi dell’attuale viabilità, con accanto un antico casolare abbandonato che sottolinea la continuità del tempo e della storia, danno a questo luogo qualcosa di unico e veramente speciale. Superata Acquasparta, dopo un lungo rettifilo, all’altezza di una curva a sinistra, c’è il segnale che indica il percorso dell’antica via Flaminia. Non è consigliabile però imboccarlo in macchina, perché la stradina già stretta si restringerà sino a terminare del tutto. E’ preferibile procedere sino all’altezza dell’indicazione per la catacomba ed il ponte Fonnaia. Nonostante si entri in un classico paesaggio dell’Umbria agreste e serena, dove tutto è a misura d’uomo, subito dopo aver superato il sottovia della E45, è possibile arrivare comodamente fin là. C’è un parcheggio attrezzato in grado di far effettuare le manovre anche ai mezzi più grandi. Facendo una sosta in questi luoghi, c’è possibilità di effettuare un percorso a piedi lungo l’antica via Flaminia per ammirare la catacomba cristiana ed il ponte Fonnaia.

La Catacomba

E’ l’unica catacomba cristiana presente in Umbria e certamente inusuale, collocata com’è ad una distanza da Roma superiore a cento chilometri. Qui, infatti, non si tratta del solito colombario, dei quali recentemente se ne sono ritrovati un notevole numero aggrappati alle rupi che costeggiano la via Flaminia. E’ invece un vero e proprio complesso dedicato all’inumazione dei corpi, dove anche recenti interventi della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra hanno portato alla luce un edificio ecclesiale databile al III sec. d.c. In realtà lungo un pendio che guarda il torrente Naia e l’antica Flaminia, si aprono quattro cunicoli, di cui il principale per una lunghezza di 25 metri, che scendono nello strato sottostante di roccia e di terra, dentro i quali si presentano file di loculi sovrapposti. Alcuni di questi loculi sono tuttora chiusi da un classico tegolone romano, altri invece sono scavati a forma di sarcofago sul pavimento del cunicolo stesso. Gli antichi credenti lasciarono in luogo i segni della loro fede, ovvero i simboli cristiani delle croci, delle palme e dei pesci, sottoforma di graffiti sulla roccia. Delle numerose lucerne di epoca tardo imperiale in materiale povero, reperite sul luogo, ne sono rimaste soltanto alcune che fanno parte della raccolta – un museo solo auspicato per ora – dei reperti lapidei sistemati provvisoriamente in alcuni locali del palazzo comunale di Massa Martana.

Ponte Fonnaia

Questo stupendo ponte romano, integro ed in ottimo stato grazie anche alla continua opera di manutenzione dedicatagli da parte della Soprintendenza archeologica, è situato lungo l’itinerario dell’antica Flaminia, anche se oggi, per mantenersi in qualche modo ancor più bello e spettacolare, sembra quasi aver scelto da solo di collocarsi appartato al centro di una radura campestre circondata da boschi di quercia. Monumento unico in quella sua originalità che nessuna immagine fotografica è mai riuscita a rendere completamente, cogliendo cioè l’incredibile fusione per cui l’antica funzione per il transito di genti e di eserciti, dopo duemila anni, è divenuta una scultura di pietre sovrapposte ormai essenziale alla suggestione di un luogo in cui il turista è solo una presenza sporadica, casuale e, soprattutto, esterna. Le sue caratteristiche costruttive sono simili a quelle di altri ponti ed interventi dell’età augustea (27 a.c.),ovvero una poderosa costruzione ad una sola arcata a tutto sesto, innalzata in grandi blocchi di travertino squadrati e realizzato diagonalmente rispetto al corso del torrente Fonnaia. Serviva a far attraversare alla Flaminia il fosso cosiddetto Fonnaia, affluente di sinistra del torrente Naia. Misura una lunghezza di 20 metri ed è alto circa 10 metri, con il solito piano stradale di circa 8 metri. Questo luogo, dove un ponte romano si eleva al centro di una radura, con l’antichissimo cimitero impregnato di cristiana spiritualità, così ben integrati, quasi nascosti dentro il ridente paesaggio circostante, rendono la visita tale da far ricordare per sempre l’itinerario lungo la Flaminia antica. Luogo questo che si raggiunge facilmente anche in auto o con il bus, a partire dalla stazioncina ferroviaria di Massa Martana che s’incontra subito dopo essere usciti dal parcheggio delle catacombe e seguendo l’indicazione per Foligno (Strada Statale 316).

Santa Maria in Pantano e vicus Martis Tudertium

La costruzione di quest’abbazia fu realizzata intorno al VII-VIII sec. all’interno di un preesistente edificio romano del quale se ne possono vedere le notevoli, rimanenti vestigia. E’ assai probabile che, come riportano gli ultimi studi, proprio la chiesa occupi l’antico sito denominato statio (o mansio) ad Martis, segnalato negli antichi itinerari. Si trattava di una serie di edifici costruiti ed accentrati lungo l’antica via Flaminia che dovevano garantire, su un percorso considerato importante, funzioni di servizio postale, di ricovero notturno e di ristoro di animali e persone, contenente magari anche un edificio termale, i servizi medici, il mercato, l’ufficio del cambio oltre a vari negozi ed al santuario. Dietro a quelli si sviluppò vicus Martis Tudertium, ovvero l’antico sito romano da cui avrà poi origine la Massa Martana longobarda. Fu proprio l’importanza strategica del luogo, situato al centro di un asse viario che aveva in Narni e Bevagna due città di grande rilievo, a fare in modo che vi confluissero strade che si sovrapponevano a quelle della transumanza, le quali, attraversando i monti Martani, si dirigevano verso Todi ed Amelia. La chiesa si presentava antichissimamente a navata unica, ovvero nella forma di una grande aula absidata cui successivamente, forse nel X-XI sec., furono aggiunte le travature dividendola in tre navate, mantenendone però l’abside così com’era. Il suo interno è altrettanto suggestivo quanto i suoi esterni, con un bel capitello corinzio riutilizzato a sostegno dell’ultima arcata di destra, i frammenti dell’antico pavimento a mosaico e ad opus spicatum, il grande cippo dell’altare con l’iscrizione che ricorda gli antichi abitanti del luogo: VICANI VICI MARTIS. Vi sono poi gli interessanti affreschi sulle pareti ed il bel crocifisso ligneo del XIII secolo. All’esterno si nota che la facciata del XIV-XV secolo non è ben collegata ai muri laterali, che sono romani, perciò pende un po’ in avanti, e inoltre, la vicina torre e la facciata stessa non stanno sull’allineamento dell’attuale strada: seguono infatti quello dell’antico percorso della Flaminia. Annesso alla chiesa vi fu anche un monastero di quei monaci benedettini che avevano bonificato le terre circostanti, e la chiesa stessa fu possesso dell’abbazia benedettina di Farfa cui l’aveva donata il conte di Rapizzone nel 1104. A sinistra della chiesa, sul muro esterno dell’antico monastero, vi è murata un’urnetta funeraria che raffigura il sacrificio di Ifigenia. Anche qui però non sono tanto la serie dei diversi riferimenti visibili, visitabili, quelli cioè che rispecchiano i vari periodi della storia del luogo, ad essere attraenti, quanto il suo insieme, fatto di rocchi di colonne romane appoggiati a case antichissime dove gente comune, ovvero persone sempre gentili, tuttora ci lavora e ci vive. Si lascia, forse a malincuore, Santa Maria in Pantano. Da questo punto, tra l’altro, è possibile partire per effettuare determinati itinerari di trekking sui monti Martani. Si può anche raggiungere a piedi, utilizzando la più suggestiva strada – parallela all’attuale viabilità – la bella cittadina di Massa Martana. Sotto la sua porta d’accesso, in basso, è tuttora visibile l’iscrizione romana che ricorda il restauro della strada consolare fatto effettuare dall’imperatore Adriano. La via Flaminia proseguirà poi da questo punto in direzione di Castelrinaldi e di Viepri, per raggiungere poi Bevagna.

 
 
Ponte Calamone (Narni)
Ponte Calamone (Narni)
 
Ponte Caldaro (San Gemini)
Ponte Caldaro (San Gemini)
 

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