L’ itinerario, lo si può percorrere sia
con un autobus, che in auto o in moto,
ma offre anche diverse possibilità
di poterlo effettuare per lunghi tratti
sia a piedi che a cavallo.
Si parte dalle gole di Narni, all’altezza
della chiesa della Madonna del
Ponte.
Il santuario, elegante costruzione
del ‘700, una cappella della quale fu
ricavata da una delle arcate di sostegno
della via Flaminia, possiede belle
statue e grottesche di stucco, oltre ad
alcune tele di buona fattura sistemate
sugli altari laterali.
A pochi metri dal sagrato, ci si trova
sotto le arcate del ponte più famoso
e più riprodotto di tutto il percorso
dell’antica consolare Flaminia: il ponte
d’Augusto (vedi itinerario successivo). Dopo aver superato le
gole di Narni, si può scendere a piedi
per visitare Stifone.
Si arriva così in vista del castello di
Montoro.
Il Castello di Montoro
A Nera Montoro, ovvero ancor
dentro le gole di Narni, nella cantina
del casale della Comunità Incontro, vi
sono murati spezzoni di mosaici policromi
e bianco-neri provenienti forse
da una villa rustica romana. Poco più
a nord-ovest, sulla scarpata della strada
che conduce al casolare, è visibile
un colombario scavato direttamente
nella roccia. Nei pressi di Montoro fu
effettuato il ritrovamento del fossile
mastodont longirostri, ovvero una varietà
di mammut.
Il castello di Montoro è visibile dalla
strada che conduce verso il casello
autostradale della A-1. Importante
centro agricolo, è legato alle vicende
storiche del comune di Narni. L’ascesa
della famiglia Montoro, attorno al
‘400, riuscì a difenderne l’autonomia
nei confronti della potente e bellicosa
Narni.
Sulla bella torre squadrata, visibile
da lontano, è collocato un orologio
settecentesco ed il loro insieme, che si
eleva sui caseggiati circostanti, conferisce
al paese l’impronta tipica del castello
di colle.
Al suo interno rimane il castello dei
marchesi Patrizi con un bel parco e
delle grandi cantine a volta nelle quali
è secolare l’attività di produzione dei
vini, data anche la vasta proprietà terriera
e le numerose vigne presenti nelle
colline circostanti.
San Liberato
Poco più avanti, avvisato da una
torre quadrata che si erge nel mezzo
di un nucleo abitativo di recente costituzione,
probabile luogo d’avvistamento
attinente ad un antico e più vasto
sistema difensivo, in direzione dei
monti Cimini e del monte Soratte, è
collocato il piccolo centro di San Liberato.
A qualche chilometro di distanza,
prima di attraversare il ponte sul Tevere
all’altezza di Orte, inizia a risalire,
anticipata da una serie di colline che degradano fin verso il fiume, la dorsale
dei monti Amerini.
L’attuale strada Amerina è una provinciale
che, partendo nei pressi della
stazione dell’Autosole, s’inerpica piacevolmente
verso Amelia. Si lascia
così alle spalle la pianura del Tevere
sfilando lungo l’erta di un colle che,
con i suoi olivi, i suoi boschetti di
querce, le sue vigne, i tanti casolari e
le antiche ville, anticipa le innumerevoli
suggestioni dell’Umbria, prima
ancora di arrivare nella bella cittadina
che ospita il museo in cui si conserva
una rara scultura bronzea raffigurante
Germanico, principe della dinastia
Giulio-Claudia.
Amelia
La particolare posizione geografica
di Amelia, collocata su un colle della
dorsale appeninica emergente tra le
valli del Tevere e della Nera, spiega
l’importanza di questo centro umbro
sin dall’epoca preromana.
Numerose sono le testimonianze in
questa città: dalle mura poligonali ad
un thesaurus, ad una cisterna, dai resti
del mausoleo di Gentiliana Roscia, ad
epigrafi, are sacrali e mosaici.
La fortuna della città non diminuì
nel periodo bizantino, quando la via
Amerina restò l’unico raccordo per
raggiungere l’Esarcato. Divenuta in
epoca medioevale libero comune, la
città rientrò sotto il controllo della
Chiesa (1307), conoscendo una nuova
fioritura testimoniata da monumenti
trecenteschi: la loggia del Banditore,
le facciate gotiche di San Francesco
e Sant’Agostino. Le successive
vicende sono legate alla presenza di importanti famiglie, come i Nacci, i
Geraldini, i Farrattini ed i Petrignani, i
cui palazzi connotano tuttora l’urbanistica
cittadina.
Seguendo perciò il percorso dell’antica
strada Amerina, si esce da
Amelia in direzione Macchie, luogo in
cui la tradizione tramanda che Attila si
fosse fermato proprio su questa collina
nel suo cammino verso Roma, colpita
in quell’epoca dalla peste. Lungo
il percorso, letteralmente immerso nel
mare di lecci di questi colli dall’aspetto
e dal carattere montuoso, l’antichissimo
convento dei Cappuccini, che fu
chiesa ed ospedale. Poco più avanti la
frazione di Sambucetole, ovvero uno
degli avamposti della via Amerina, citato
negli antichi itinerari oltre che,
come “Castrum Sambucetoli”; nelle Riformanze
di Amelia, già nel 1308. Visibile
dalla strada provinciale l’interessante
frazione di Collicello, un antico
castello al confine con il territorio di Todi, che conserva in ottimo stato la
cerchia delle mura ed otto torri medievali.
Subito dopo, vicinissima al
Parco dei Cerri, Frattuccia.
Castel dell’Aquila
Collocato sopra una comoda collina
a 384 mt. s.l.m., con un bel campanile
a torre quadrata, il castello fu
eretto da Todi nel 1294 per avere una
fortezza sul luogo più meridionale del
suo territorio, lungo l’antica via Amerina.
Tanto che vi pose anche le insegne
della città con l’aquila che artiglia
una tovaglia e attorno le fatidiche palle
di ferro che stanno a significarne la
forza. Tutto ciò per tenere a bada le
mire espansionistiche di Amelia. Nel
1366 il castello fu saccheggiato dal
passaggio della compagnia di ventura
di Giovanni Acuto, qui sospinto dal
Cardinale Egidio d’Albornoz. Nel secolo
XIV Castel dell’Aquila si costituì
in un piccolo comune assieme ai centri
di Canale, Frattuccia e Collicello.
Nel 1499 i Signori di Canale, ad opera
di Altobello di Chiaravalle, ne usurparono
i domini annettendoseli come
loro Signoria. Nel 1500, nel territorio
si scatenarono le lotte tra le due potenti
famiglie tuderti: i Chiaravalle e
gli Atti, i primi padroni del munitissimo
castello di Canale ed i secondi di
Fortecesare. Dopo stragi, devastazioni
e ruberie di ogni tipo, Papa Alessaandro
VI dette ordine di spianare Castel
dell’Aquila, inviandovi il commissario
Domenico Caparra e Giovanni di Cerbara,
i quali, con due cannoni ne demolirono
le mura, catturarono cinquanta
persone e le fecero letteralmente
a pezzi. I tre torrioni rimasti sono
quelli tuttora visibili.
Chi prosegue il percorso con l’auto
o la moto utilizzando la comoda e panoramica
provinciale prendendo verso
sinistra, dopo Castel dell’Aquila, al
bivio che indica le due frazioni di Avigliano
Umbro, Santa Restituta e Toscolano , trova anche l’indicazione per
il Centro Europeo di Toscolano e per
l’appartata ed un po’ esclusiva Tenuta
dei Ciclamini, entrambi voluti e diretti
da Giulio Rapetti (in arte Mogol).